Ambrogio
Sergio Scalpelli
Powered by
Ogni potere che abdica lascia una stanza vuota, e in politica le stanze vuote non restano tali a lungo. È la lezione amara dell’assoluzione di lunedì: non il trionfo di qualcuno, ma il referto di un’assenza. Davanti a una città che cambia più in fretta delle sue regole, chi doveva riscriverle ha preferito affossare per puro calcolo ciò che avrebbe potuto chiarire. Squallidi tatticismi e pavidi opportunismi: nessuno disposto a decidere, tutti pronti a smarcarsi.
In quel vuoto si è infilata una certa magistratura, che ha scambiato l’incertezza delle norme per un’occasione e l’urbanistica per un terreno di bonifica morale. E che la crociata avesse un orizzonte politico lo dimostra la mossa più eloquente: Tiziana Siciliano, la magistrata che fino a dicembre quelle inchieste coordinava, appena deposta la toga si candida a vicesindaca, con delega alla Trasparenza, promettendo «una rottura morale» alla città che ha inquisito per anni. La chiama scelta amministrativa e non politica…. Ma chi trasforma un’amministrazione in imputata e poi si offre di amministrarla non incarna la società civile, ne è la caricatura.











