Al liceo psicopedagogico la seconda prova si interroga sul rapporto tra identità e tecnologie digitali. In traccia anche lo psicologo Giuseppe Riva: «L'Intelligenza Artificiale fa paura? Serve una patente digitale, come per il motorino, non i semplici divieti»

La seconda prova al liceo delle Scienze Umane

Ai ragazzi che nei cinque anni di liceo hanno studiato psicologia, pedagogia, filosofia e sociologia come materie di indirizzo, il ministero ha chiesto di smontare e analizzare lo scoglio più contemporaneo di tutti, ovvero il rapporto tra lo sviluppo personale, la costruzione dell’identità e l’universo delle tecnologie digitali. Per farlo, i candidati hanno dovuto incrociare i dati e le visioni di due saggi diversi. Il primo è un estratto di Crescere connessi. Una sfida per genitori e figli di Giuseppe Riva, psicologo e studioso dei processi comunicativi legati ai nuovi media, e l’altro di “Cyber generation” firmato da Alberto Pellai ed Elisabetta Papuzza. Due punti di partenza per stimolare i ragazzi a elaborare una profonda riflessione personale.

Pellai: «Due dimensioni in gioco: emotiva e digitale»

L’analisi dei due autori fotografa la centralità di un tema che sta segnando l’intero esame di Stato. «La maturità, quest’anno, è attenta a chiedere agli studenti un pensiero critico legato alla loro età in questo tempo. Era nelle tracce dei temi di ieri e lo è nella seconda prova di oggi per gli studenti del Liceo delle Scienze Umane», commenta Pellai a La Presse. Il riferimento dell’autore è alla traccia sul fenomeno degli «adultescenti» apparsa nella prima prova di italiano di ieri 18 giugno.