Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre del 2020 nei numeri zero di prova su Substack di Domani, che sarebbe uscito il giorno dopo – il 15 settembre – per la prima volta. Lo scrittore Jonathan Bazzi racconta la sua esperienza di selezionato alla finale del premio Strega col suo primo romanzo Febbre. È la prima volta che esce su carta.

Che cosa enorme il Premio Strega col primo libro, che cosa enorme. Me lo ripeto in testa perché non riesco a capacitarmene, non ci credo, non lo sento, non sento niente. Quando viene annunciata la dozzina (marzo), e poi la sestina (giugno), dalla mia famiglia nessuno mi chiama, nessuno mi scrive. Amore, complimenti. Evviva: qua bisogna festeggiare – niente, nessun messaggio, telefonata, brindisi. È per questo che faccio fatica a dare senso al prodigio che vivo? Cosa ne sanno a Rozzano del Premio Strega? Tutte case dell’ALER, non c’è mai stata neanche una libreria.

Enorme, una cosa enorme – il senso alle cose lo trovo, lo decido io. Regolazione affettiva solipsistica, dall’inizio dei tempi. Quando mi chiedono, nelle interviste, se sono felice, io svicolo: penso al futuro, dico. Io penso già al futuro. Prossimo libro, il film, guardiamo avanti. Io e voi, distogliamo lo sguardo. Concentriamoci, per esempio, sugli abiti: Valentino mi regala o presta look che costano come tre anni di affitto della casa popolare in cui sono cresciuto. Non sento niente: dunque farmi vedere, brillare, accecare. Provatelo voi, almeno voi, quello che io non riesco mai a sentire.