La prima volta accadde nel 1960, edizione vinta da Carlo Cassola contro Italo Calvino. Successe ancora nel 1979, quando due libri giunsero ex aequo al quinto posto. E nel 2020, effetto di una modifica del regolamento di partecipazione, introdotta per contenere i grandi gruppi editoriali: se tra i primi cinque classificati non c’è neppure un libro pubblicato da un editore indipendente o medio-piccolo, entra quello che ha ottenuto più voti. Così fu ripescato nel 2024 Tommaso Giartosio, edito da Minimum fax, nell’edizione poi vinta da Donatella Di Pietrantonio.La storia si ripete oggi: la cinquina del Premio Strega si allarga a una sestina e proietta verso la finale dell’ottantesima edizione, il prossimo 8 luglio, Michele Mari, autore del romanzo I convitati di pietra (Einaudi), con 280 voti;Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), con 242 voti; Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani), 195 voti; Teresa Ciabatti, Donnaregina(Mondadori), con 184 voti; Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi), con 170 voti. E, per effetto appunto dell’articolo 7 del regolamento, Elena Rui, autrice di Vedove di Camus (L’orma), che ha ottenuto 163 voti.A proclamare i finalisti, il 3 giugno 2026, è stata la presidente di seggio Melania G. Mazzucco, nel corso di una serata condotta da Stefano Coletta, nella cornice del Teatro romano di Benevento: città di quell’azienda produttrice del liquore Strega che dal 1947 ha siglato un’alleanza con il Premio, grazie all’amicizia tra Maria e Goffredo Bellonci e Guido Alberti. Hanno espresso le proprie preferenze, tra voti singoli e voti collettivi, 677 votanti su 800 (pari all’84,6 per cento degli aventi diritto): alla giuria dei 460 Amici della domenica si aggiungono come di consueto 245 votanti dall’estero selezionati da 35 Istituti italiani di cultura nel mondo, che esprimono ciascuno 7 giurati tra studiosi, traduttori e appassionati della nostra lingua e letteratura, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria e 30 voti collettivi provenienti dai circoli di lettura delle Biblioteche di Roma, da gruppi di lettura, scuole e università̀, tra cui quelle di Augsburg, Bochum, Düsseldorf, Halle, Lipsia, Rostock, Saarbrücken e Treviri che da quest’anno danno avvio al Premio Strega Deutschland.Oltre alla sestina, questi i voti ottenuti dagli altri autori: Nadeesha Uyangoda, in gara con Acqua sporca (Einaudi), ha avuto 147 voti; Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio), 139 voti; Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia(Quodlibet), 137 voti; Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo), 133voti; Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda), 122 voti; Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo), 119 voti.Sostanzialmente confermate le previsioni, con Mari e Nucci in testa, Teresa Ciabatti con un posto in finale, premiata Bianca Pitzorno, elegante autrice che in molti amano sin dai suoi testi di letteratura per l’infanzia. Ribadita l’onda di riconoscimenti che da mesi premia Alcide Pierantozzi. Ripescata Rui, italiana che vive a Parigi. Tra gli esclusi, invece, entrambi i candidati de La nave di Teseo.La sfida si annuncia assai serrata. Una quarantina di voti separano il libro di Mari da quello di Nucci: l’uno, classe 1955, fresco di vittoria del Premio Strega Giovani, firma un divertito, corrosivo romanzo su una classe di liceo milanese che si impegna a una cena tutti gli anni, per l’intera vita, con la prospettiva di un montepremi finale (“Il cinismo, se non il sadismo, è un lusso che mi sono potuto permettere perché quella terza A del Liceo Berchet di Milano è tutta viva e vegeta”, ha detto). L’altro (1970) ha risvegliato il filosofo più grande di tutti, Platone, consegnando un ritratto vivido di un uomo amante del bene, del bello e del giusto, che ha molto da dire alla contemporaneità: “Solo nella giustizia è possibile la felicità. Platone non è attuale, è eterno: in un tempo come questo di guerra, di pulizia etnica, di genocidio è una figura essenziale”.Ma lo Strega non è solo una gara tra autori. “La polveriera”, come la definiva Maria Bellonci, coinvolge in primo luogo le case editrici: come Feltrinelli, editore di Matteo Nucci, che ha vinto lo Strega lo scorso anno con Andrea Bajani; e Einaudi, che punta a portare a casa la vittoria ottenuta, negli ultimi anni, nel 2022 con “Spatriati” di Mario Desiati e con Donatella Di Pietrantonio, “L’età fragile”.In mezzo, la capacità di un Premio di porre sotto i riflettori storie e voci, come nessun’altra competizione. E di interpretare, oltre le polemiche e le tifoserie, lo spirito sociale e culturale del tempo. “I 79 titoli che abbiamo passato in rassegna offrono una finestra ampia su ciò che si scrive. Quest’anno è emerso più che in altri anni il “romanzo-romanzo”, dimostrando la fiducia nel fatto che la narrativa comprenda generi diversi, storie immaginarie, storie di famiglia, storie che guardano all’antichità, all’origine di tutto”, dice la scrittrice Melania Mazzucco.“Ciascuno dei libri finalisti ha catturato un pezzo del nostro presente”, conferma a L’Espresso Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci: “C’è il libro che parla di come il collante delle relazioni sia il denaro, e mi riferisco al libro di Michele Mari; il libro che parla di disagio giovanile, quello di Teresa Ciabatti; il libro che affronta il disagio mentale e che evidenzia come una delle molle della narrativa contemporanea sia proprio la scrittura del trauma: il romanzo di Alcide Pierantozzi. C'è il libro che racconta la nostra fiducia in qualcosa di non spiegabile, di soprannaturale, che è il libro di Bianca Pitzorno, sulla fiducia nell'irrazionale che oggi vedo piuttosto diffuso. Il romanzo ibrido, che si interseca con la saggistica: quello di Elena Rui, su Camus, un grande del passato. E un romanzo su Platone di Matteo Nucci, riflesso di un bisogno di punti di riferimento classici, che non riusciamo a trovare negli uomini di oggi. La sestina? Un segno importante, il riconoscimento del lavoro che fanno gli editori più piccoli, capaci di pubblicare libri coraggiosi, che da un punto di vista letterario, della struttura e dei temi, sarebbe una perdita lasciare indietro, dopo la prima fase del premio”.