In occasione del lancio della Fondazione che porta il nome dell'artista, Gian Luca Pelloni Bulzoni ha parlato per la prima volta del legame che li univa, e di come Carrà maturò l'idea dell'adozione, dopo la scoperta del cancro
Che Raffaella Carrà avesse un figlio adottivo è stato reso noto solo lo scorso marzo, quando il nome di Gian Luca Pelloni Bulzoni è finito sotto i riflettori per via un contenzioso legale in Spagna relativo ai diritti del musical Ballo Ballo, adattamento del film commedia omonimo con al centro alcuni dei brani più famosi della showgirl, scomparsa nel 2021.
Gian Luca Pelloni Bulzoni ricorda Raffaella Carrà
Classe 1964, Pelloni Bulzoni ha lavorato per anni al fianco di Raffaella Carrà come suo manager e collaboratore, era la persona di cui l’artista si fidava di più, tanto che quando si è ammalata ha deciso di affidargli la sua eredità, non solo materiale. È stato lui stesso a raccontarlo, parlando per la prima volta in occasione della presentazione della Fondazione Raffaella Carrà ETS, che si è tenuta a Roma giovedì 18 giugno, giorno in cui Carrà avrebbe festeggiato il compleanno.
Visibilmente emozionato, Pelloni Bulzoni è tornato con la memoria al 2020, quando all’artista venne diagnosticato un cancro ai polmoni. Si trovavano all’Argentario, e rientrarono subito a Roma. «Appena due settimane dopo, il 4 maggio, i medici dissero che quel terribile tumore ai polmoni le sarebbe stato fatale. Per me fu una vera tranvata», ha ricordato l’uomo. «Lei invece, che era una persona estremamente lucida e pragmatica, si mise alla scrivania e iniziò a scrivere. Domandai cosa stesse scrivendo: “Il testamento”, rispose. E già il giorno dopo, mentre era con Sergio Japino (storico ex della cantante e attrice) mi chiamò e disse: “Ho deciso di adottarti, dovrai portare avanti i miei progetti e le cose che ho fatto in tutti questi anni e tu solo conosci”. Risposi che avrei voluto pensarci. E lei, con la sua solita determinazione: “Prenditi il tempo che ti serve, basta che me lo dici subito”. Non ebbi scelta, a lei non potei che dire sì».










