Il pakistano aggredito: «Rapine e botte dagli africani con la scusa della religione»
a
Lo giudicava per come viveva la sua fede, gli diceva «di non essere un bravo musulmano», troppe poche preghiere, le sigarette, le birre. Poi gli insulti omofobi, l’aggressione e la rapina nel parco di Colle Oppio, all’ombra del Colosseo. Il senza fissa dimora pakistano ha ancora i segni di quell’agguato: l’occhio livido, le braccia e la testa doloranti e il «terrore di tornare a dormire nel parco perché ho paura per la mia vita». E parla di «gang di africani che lì dentro fanno come vogliono, si drogano, spacciano e sono violenti con gli altri che lì cercano di vivere pacificamente». L’episodio risale al 10 giugno. Il pakistano sta bevendo una birra, quando si avvicina un senegalese, vuole un sorso anche lui, ma lui non è d’accordo e l’uomo scatena la sua furia: «Quando si è avvicinato gli ho detto di lasciarmi in pace, ha preso la bottiglia, l’ha svuotata e mi ha colpito. Avevo male ovunque, poi ha preso i cinquanta euro che avevo in tasca ed è andato via». Tutto questo per una birra?
«Ha insultato la mia famiglia, secondo lui dovevo vergognarmi perché non seguo gli insegnamenti dell’islam», spiega il pakistano. Vive a Roma da quattordici anni, non ha un lavoro e la vita in strada la conosce bene. Come tanti, va a dormire nel parco di Colle Oppio, ma ci tiene a specificarlo: «Ho con me una busta di plastica e pulisco il giardino, nella mia vita ho scontato la galera, ora voglio stare tranquillo senza dare fastidio a nessuno».








