Alla Fondation Beyeler retrospettiva su uno degli artisti decisivi
Basilea, 19 giu. (askanews) – Trasformare uno dei musei più importanti d’Europa in un organismo che cambia, si muove, respira e ospita una serie di continue soglie che mettono in discussione il senso stesso di ciò che, imprudenti, chiamiamo realtà. La Fondation Beyeler di Basilea ospita una importante retrospettiva di Pierre Huyghe, uno degli artisti che al tempo stesso creano e disfano il senso del presente, che aprono porte sul diverso, che pensano a una relazione con l’altro, con il non umano. La mostra è curata, insieme ad Anne Stenne, da Mouna Mekouar. “La Fondation Beyeler ha in collezione diverse opere di Pierre Huyghe – ci ha detto – ed è sempre interessata a esporre artisti innovativi e radicali, che mettono in discussione lo stesso formato delle mostre, la nozione di opera d’arte, che cos’è e come andrebbe esposta. E in relazione alla storia del museo è decisivo poter presentare qui il lavoro di Huyghe”.
Un lavoro che porta le pareti a vibrare per seguire il respiro di un organo artificiale che, sott’acqua, vive insieme alla mostra. Un lavoro che è fatto di nebbia e di esseri senza volto che si muovono su un pianeta misterioso e alieno, in cerca forse di vita, forse di identità. Un lavoro che scava nella storia del luogo, che crea immagini mentali tra uomo e macchina, che lascia a dei robot il compito di montare essi stessi il film che documenta quello che fanno nel deserto di Atacama. Tutto, insomma, è un’immagine mentale, come le rocce che vengono dal nostro passato più remoto e galleggiano sopra la grande esplosione del Cambriano.











