I risultati sulla valutazione della qualità della ricerca nelle università italiane sono stati letti come una prova di un avvicinamento tra le diverse sedi. Ma la presunta convergenza potrebbe riflettere i limiti metodologici dell’esercizio valutativo.

È vera convergenza?

Sono passati pochi giorni dalla pubblicazione del Rapporto finale Anvur sulla Valutazione della qualità della ricerca (VqrR) degli atenei nazionali per il 2020-2024: pochi giorni, ma sufficienti per formulare alcune prime riflessioni da parte di chi, come il sottoscritto, si occupa da oltre vent’anni di valutazione della ricerca e misurazione della performance scientifica.

Mi soffermerò sul capitolo 8 del Rapporto, che confronta i risultati dei quattro esercizi nazionali di valutazione condotti in questi quindici anni. La figura 1, ripresa appunto dal Rapporto, rappresenta la distribuzione della performance degli atenei rispetto a un valore medio posto uguale a zero: quanto più ampia è la curva, tanto maggiori risultano le differenze tra le istituzioni; quanto più è concentrata intorno allo zero, tanto più i risultati appaiono omogenei.

Figura 1 – Distribuzione della performance degli atenei in Vqr1, Vqr2, Vqr3 e Vqr4: funzione di densità di probabilità in termini di voto medio dei prodotti conferiti, normalizzata per area