E se lasciassero fuori dal gruppo Matteo Renzi? Proprio lui, che per mesi è stato il miglior portavoce del campo largo, il primo a crederci, l’ultimo a spegnere la luce, mentre Elly Schlein cavalcava la logica «testardamente unitaria» e Giuseppe Conte era lì che si smarcava e Bonelli & Fratoianni, i nostri Sussi e Biribissi, iniziavano a seminare patrimoniali. La foto postprandiale dell’altro giorno ha agitato non Renzi, che è uomo di mondo e sa come vanno certe cose, ma quelli che lo sostengono. Quelli del campo largo versione ristretta, Partito democratico–Movimento 5 stelle–Alleanza Verdi e sinistra, sotto sotto sono convinti di vincere da soli, vorrebbero dettare l’agenda e la linea. Senza altre alleanze. Conte maramaldeggia, dice che non accetta «accozzaglie», gli animal spirits schleiniani vedono Renzi come una colpa da espiare, anche ora che non è più nel Pd da anni. Eppure Elly ha fatto intendere di non voler mettere veti. E quindi, cosa fare con questo Renzi?

Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

La «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni

L’ex rottamatore rischia grosso. Può solo continuare a ripetere per convincere gli alleati che la «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni politiche del 2027 e che il bipolarismo è l’unica via, perché non ci sono ricette centriste in grado di funzionare (ciao Carlo Calenda). Lo dice Renzi e lo dicono i suoi, come Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia viva – Casa Riformista, parlando a Radio Anch’io: «Il centrosinistra non può ripetere l’errore del 2022, quando la divisione regalò la vittoria alla destra. Italia viva ha una proposta riformista chiara, diversa su molti temi da altre forze del centrosinistra, ma proprio per questo lavoriamo da tempo a un programma comune serio, perché ciò che conta non è cancellare le differenze ma costruire una proposta credibile per il Paese».