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Michela Nicolussi Moro

La diagnosi postuma di un gruppo di specialisti di Otorinolaringoiatra: dermatomiosite, malattia autoimmune che colpisce muscoli e cute. Il professore che ha diretto lo studio: «Per questo la sua voce si indebolì progressivamente»

Impossibile eguagliare la sua «Casta Diva» nella «Norma» di Bellini, opera prediletta dal più grande soprano della storia. Eppure a tradire Maria Callas, che debuttò all’Arena di Verona nell’agosto 1947 con «La Gioconda» di Ponchielli, fu proprio la sua voce, dotata di un’estensione vocale tale da raggiungere le tre ottave. Tanto è vero che «all’usignolo greco» venivano attribuite «tre voci». Ma all’inizio degli anni ‘60 quella dote meravigliosa, e allenata con estenuanti sedute di studio lunghe fino a 12 ore al giorno, cominciò a vacillare. Non era più la stessa, le apparizioni sul palco della «Divina» divennero sempre meno frequenti e faticose finché, il 5 luglio 1965, cantò per l’ultima volta. Al Covent Garden di Londra, davanti alla regina Elisabetta, rappresentò «Tosca» di Puccini.

Per anni il suo progressivo calo vocale fu attribuito a stress, a un drastico dimagrimento (perse 28 chili in pochi mesi), a problemi psicologici e all’eccessivo uso del suo «strumento». Ma oggi tutto questo ha un nome: dermatomiosite, malattia autoimmune che colpisce muscoli e cute e che in alcuni casi può interessare anche la laringe e la muscolatura respiratoria coinvolta nella produzione della voce. A tracciare la diagnosi «postuma» è un gruppo di ricerca dell’Università di Padova, composto da specialisti di Otorinolaringoiatria dell’Azienda ospedaliera e dell’Istituto di Storia della Reumatologia, autori di uno studio pubblicato sul «Journal of Voice».