PADOVA - Nessuna voce si avvicina all’essenza dell’arte lirica quanto quella di Maria Callas. La cantante, definita “soprano drammatico d’agilità” durante i sette anni trascorsi sulle assi della Fenice a Venezia, era dotata di un’estensione vocale impressionante di circa tre ottave, quando un “normale” professionista arriva a due ottave. Eppure, come tutte le doti più preziose, le virtù canore della Callas hanno iniziato a mostrare le prime fragilità a partire dalla metà degli anni ’50.

Una progressiva perdita di voce le cui cause sono rimaste ignote a lungo. Almeno fino ad oggi: uno studio dell’Università di Padova ha fatto luce sull’afonia della Divina. La responsabile pare essere la dermatomiosite, una rara malattia infiammatoria autoimmune che può colpire anche la laringe e i muscoli della respirazione. C’entrerebbero ben poco le cause di vita mondana della cantante, con cui a lungo gli esperti hanno provato a spiegare il suo declino. Certo, possono aver giocato il loro ruolo lo stress, il drastico dimagrimento, i problemi psicologici e gli effetti collaterali dei farmaci. Ma l’afonia della Callas era inevitabile perché radicata nelle sue corde vocali fin dagli anni d’oro, quando incantava il pubblico sulle note di Bellini, Verdi, Donizetti e Rossini.