Ce ne sono state ben otto nella millenaria storia del Giappone. Otto imperatrici che nel tempo hanno regnato sulle isole nipponiche la cui grande progenitrice – secondo la mitologia- è la splendente Amaterasu Omikami, dea del Sole. Oggi tuttavia, la prima ministra donna del Giappone post seconda guerra mondiale, si sta lasciando sfuggire l’occasione di ridare legalità alla successione imperiale femminile, schierandosi a favore dell’esclusività maschile al trono del Crisantemo. Nonostante i molti impegni istituzionali dentro e fuori il Paese, Takaichi Sanae fin dall’inizio del suo incarico si è dimostrata ostinatamente decisa a mantenere l’esclusiva discendenza maschile, per la seguenti sintetica ragione: “Si ritiene opportuno limitare l’idoneità ai discendenti maschi della stirpe imperiale”.
Peccato che nella famiglia imperiale scarseggino i possibili eredi maschi, e ne siano rimasti solo tre: il principe Fumihito (60 anni), suo figlio principe Hisahito (19 anni), e lo zio senza figli Masahito principe di 90 anni. Questo significa forse che la soluzione sia “inserire” più uomini? Parrebbe di sì, perché pur di non permettere che ad ascendere al trono sia una donna, l’attuale maggioranza di Governo sta per far approvare dal Parlamento un progetto di legge volto a consentire alla famiglia imperiale di adottare parenti maschi, reintegrando tramite adozione i discendenti in linea diretta di ex membri della famiglia imperiale diventati cittadini comuni dopo la seconda guerra mondiale. Unica concessione dal sapore vagamente pro-donne è consentire loro di rimanere nella famiglia imperiale dopo il matrimonio, diversamente da quanto in vigore fino ad oggi quando un volta sposate le ragazze imperiali smettono di essere principesse e affini.








