Il giorno dopo la riconciliazione (temporanea) di Donald Trump con gli alleati del G7, il suo segretario alla guerra, Pete Hegseth, ha aperto la riunione ministeriale della Nato sferzando duramente l’Europa.
DEFINISCE «vergognoso» il comportamento di quegli stati europei che non hanno voluto concedere le basi per la guerra in Iran. Attacca chi non vuole spendere di più e ammonisce: «I nostri contributi annuali saranno subordinati al raggiungimento degli obiettivi di spesa per la difesa da parte degli altri Paesi. Laddove gli altri alleati non spenderanno con urgenza, i nostri contributi diminuiranno». Una sorta di alleanza a punti, «Nato 3.0» la definisce Hegseth, che aggiunge che ci sarà «una revisione del Dipartimento della Guerra della durata di sei mesi che esaminerà la presenza militare e le basi americane in Europa – fino a sei mesi, ma potrebbe essere anche meno». Oltre a rivedere la propria disposizione delle truppe, gli Stati uniti ridurranno il numero di aerei da combattimento, droni da ricognizione e navi da guerra che verrebbero mobilitati in Europa in caso di guerra o di crisi, hanno affermato due diplomatici, che hanno parlato a condizione di rimanere anonimi con il Washington post.












