Il referendum svizzero che ha respinto la proposta dell’Udc di fissare a dieci milioni il limite massimo dei residenti nella Confederazione non rappresenta solo un passaggio della politica interna elvetica. Per le province di confine come Varese, Como e Sondrio, il voto assume un significato strategico perché investe il tema delle relazioni economiche, del mercato del lavoro e della cooperazione transfrontaliera. Ad aprire il dibattito è l’assessore regionale lombardo Massimo Sertori, che richiama anche il dato politico del Canton Ticino, dove il sì ha prevalso, seppure di misura, interpretandolo come il segnale di una sensibilità particolare delle aree di frontiera verso i temi della pressione demografica e dell’immigrazione ricordando come il sistema economico svizzero si avvalga in misura rilevante del contributo dei lavoratori provenienti dai Paesi confinanti. Pur non incidendo direttamente sugli accordi in vigore, il referendum ha riportato al centro del confronto il delicato equilibrio tra crescita economica, sostenibilità sociale e mobilità internazionale. Per il consigliere regionale del Partito Democratico Samuele Astuti il voto federale costituisce "un segnale importante", pur nella consapevolezza che il Ticino abbia espresso una posizione diversa rispetto al resto della Svizzera. "Viviamo una fase storica nella quale prevale spesso la tentazione di chiudersi entro i propri confini economici e produttivi. Territori come quelli dell’Insubria, invece, possono crescere rafforzando le connessioni tra sistemi economici, formativi e sociali". Un’analisi condivisa, con sfumature differenti, anche da Matteo Luigi Bianchi, componente italiano del Comitato europeo delle Regioni. "Il referendum costituisce un passaggio politico di particolare interesse indipendentemente dall’esito", sottolinea, ricordando che una vittoria dei favorevoli avrebbe aperto una complessa fase di revisione dei rapporti tra Berna e Bruxelles, con possibili riflessi sugli accordi di libera circolazione. Bianchi evidenzia come il risultato mostri l’esistenza di un dibattito aperto sui temi dell’immigrazione, della sicurezza e della sostenibilità del modello di sviluppo svizzero, ma invita al tempo stesso a preservare quel sistema di relazioni economiche e istituzionali che negli anni ha favorito la competitività delle aree di confine. Il messaggio che emerge dalle urne sembra indicare la volontà di mantenere aperto un modello di cooperazione consolidato, senza rinunciare a un confronto sulle trasformazioni sociali e demografiche che interessano entrambe le sponde del confine.
No al referendum anti migranti. Le reazioni del mondo politico
Il referendum svizzero che ha respinto la proposta dell’Udc di fissare a dieci milioni il limite massimo dei residenti...











