Chiedo scusa se continuo a parlare di Sicilia e di acqua: acqua che manca, acqua che non scorre, rubinetti a secco, esasperazione. Chiedo scusa perché sono ripetitivo, lo so. E poi il presidente Renato Schifani ha detto che l’emergenza è risolta. Ma, nella mia città, veniamo da diciotto giorni, diciotto, di interruzione della rete idrica. Anzi, della fatiscente rete idrica. L’ennesima rottura – mai parola fu più adatta – ha mandato in tilt una città di ottantamila abitanti, Marsala. E quindi, sì, bisogna parlare di acqua.

Bisognerebbe, in verità, parlare anche di fuoco, dato che l’estate è appena cominciata e il fuoco si è già mangiato Montagna Grande, bosco meraviglioso nel cuore della provincia di Trapani, bruciato per quattro giorni, con un via vai disperato di elicotteri e Canadair. Dovrei parlare di fuoco, sì, per raccontare di come, in tutti questi anni, ogni anno si ripetano le stesse scene, nonostante i proclami. Adesso abbiamo anche le telecamere in 4K, sensibili al calore e al vento, e i droni, e tutti gli apparecchi possibili e immaginabili che hanno trasformato l’affare incendi in una sorta di Grande Fratello permanente. La differenza è che adesso sembra di essere in una specie di film dell’orrore ambientalista: vediamo l’inferno in diretta, prendiamo atto della nostra impotenza.