Il romanzo di Vassilis Vassilikos Z – L’orgia del potere – da cui Costa-Gavras trasse un memorabile film premio Oscar- venne pubblicato da Feltrinelli nel 1969. Quello stesso anno, il 12 dicembre, all’indomani della strage fascista di piazza Fontana, Giangiacomo Feltrinelli avrebbe scelto di rendersi irreperibile, ovvero di passare alla clandestinità.

Aveva 43 anni, essendo nato il 19 giugno 1926, giusto un secolo fa. Il gran borghese predestinato a ereditare la guida di una delle dinastie del capitalismo italiano radicalizzava la sua scelta alternativa: dopo aver inventato una Biblioteca storica dei movimenti sociali e fondato la casa editrice che porta il suo nome, escogitò da ultimo un media illegale di natura assai diversa, Radio Gap, messaggi d’incitamento alla rivolta armata diffusi per mezzo di interferenze nel telegiornale Rai, e importò rudimentali tecniche di guerriglia latinoamericane.

Dalla teoria alla pratica, fino a morirne nel 1972 dilaniato sul traliccio di Segrate che voleva far esplodere in simultanea con un altro al lato opposto della metropoli. «Spegnere Milano», ridurla al buio per alcune ore, sarebbe stato un innesco plateale, il salto di qualità insurrezionale necessario al nuovo movimento comunista. La dottrina rivoluzionaria del fochismo, quella che prevedeva che la Sardegna si trasformasse nella Cuba del Mediterraneo, nella società italiana si rivelava velleitaria. Ma derivava da un’interpretazione del ciclo politico, economico e morale che per certi versi lo accomuna a Pier Paolo Pasolini – non solo per la fine tragica – da cui siamo tuttora sovrastati. Consiglierei di non prenderla sottogamba, visti i tempi.