Gentilissima Giorgia Meloni, vi è un giorno tra le pieghe della nostra storia che non può essere trattato come una ricorrenza qualsiasi, né consumato nella ritualità svuotata di senso: il 25 aprile. Non un semplice anniversario, ma un crocevia della coscienza nazionale.

Questa storia sul fascismo e la libertà di stampa può cominciare da Alberto Sordi, sì, il comico nazionalpopolare, l’italiano medio amato dagli italiani. Sordi era in piazza Venezia il 10 giugno del 1940, quando Benito Mussolini annunciò di aver scaraventato il Paese in guerra.

L’obiettivo del tunisino era quello di prendere la cittadinanza italiana e, per evitare di tornare nel suo Paese d’origine, era disposto a tutto. Anche sposare una sconosciuta.