Anche negli Anni Sessanta era giudicato troppo grande rispetto alle esigenze della città19 giugno 2026 alle 00:35Ora l’impianto è un rudere completamente abbandonato Dopo i mondiali di Italia ‘90 gli scontri tra club e Comune
La storia del Sant’Elia è gloriosa e travagliata. Il mega-impianto nasce dopo mediazioni politiche infinite. Un po’ come il nuovo stadio del Cagliari oggi. Da un lato c’era chi chiedeva ospedali, strade e infrastrutture per l’Isola, visto che all’epoca c’era poco o nulla benché la Sardegna vivesse un periodo di fermento anche economico. Nel 1962 viene approvato il Piano di Rinascita (400 miliardi di lire per favorire l'industrializzazione e riequilibrare il reddito regionale), volano di uno sviluppo che poi si è materializzato solo in parte. La povertà in quegli anni si tagliava a fette e ci stava che i discorsi sullo stadio riaccendessero liti di campanile e polemiche istituzionali. Poi sì, lo scudetto del 1970 e la nuova casa rossoblù furono accolti con giubilo da tutta la Sardegna. Ma bisogna rapportare la vicenda stadio agli Anni Sessanta, quando il Cagliari, prima dell’arrivo di Gigi Riva, la Serie A non l’aveva neppure assaggiata e la dimensione era quella di una cadetteria giocata tra mille sacrifici. «Ma quale stadio, siamo molto arretrati», rispondeva un pescatore a Peppino Fiori, già firma de







