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Guido Olimpio

La «polvere nucleare», come la chiama Donald Trump, è al centro dei colloqui

Gli iraniani si sono comportati come talpe instancabili. Hanno scavato o ricoperto tunnel per proteggere il settore strategico. Scelta applicata sia al nucleare che alla divisione missilistica. E ciò aggiunge incertezza all’intesa siglata con gli Stati Uniti perché l’impegno a «diluire» il programma atomico ribadendo che l’unico intento è civile non basta ad allontanare i sospetti.

Teheran era consapevole da anni che, in caso di guerra, i suoi siti sarebbero stati in cima alla lista dei bersagli. E sapeva anche che lo erano gli scienziati legati al piano. I pasdaran sono riusciti a difendere meglio i primi mentre non hanno potuto impedire l’uccisione di una dozzina di esperti, tra i più bravi. Gli israeliani li hanno eliminati uno ad uno, raggiungendoli in casa oppure in luoghi segreti. Forse anche all’estero: alcuni fonti mediatiche hanno segnalato la presunta morte a Nizza di un ricercatore, decesso attribuito a un’azione del Mossad. Notizia, però, che non ha trovato al momento riscontri. Il che non significa che sia falsa. Per questo non sarebbe una sorpresa se, fermato il conflitto convenzionale, gli israeliani proseguissero con operazioni coperte senza rivendicarle.