Negli ultimi giorni, a Napoli, un pedone è stato travolto da uno scooter mentre attraversava in via Caracciolo e un 23enne ha perso una gamba ed è in prognosi riservata dopo lo scontro frontale con un’auto in via Cattolica. La sicurezza stradale è un’emergenza eppure «non si tratta di una guerra tra auto e categorie fragili, piuttosto bisogna informare con dati scientifici e collaborare tutti per un cambiamento culturale» spiega Matteo Dondè, architetto, docente al Politecnico di Milano ed esperto in pianificazione della mobilità pedonale e ciclistica. Esiste una causa più determinante di altre per gli incidenti?
«La velocità è il fattore determinante della gravità degli incidenti. La differenza che passa tra un’auto che viaggia a 30 o 50 chilometri orari, salva la vita. Gli studi dell’Unione Europea hanno dimostrato che, nel caso di investimento, si salvano 9 pedoni su 10 se l’impatto avviene a 30 chilometri orari mentre, con la velocità a 50, le volte in cui il pedone si salva si riducono a 1,5. La velocità riduce il campo visivo e 50 chilometri orari sono incompatibili con la precedenza accordata ai pedoni, in molte situazioni l’automobilista non riesce a frenare in tempo». Che dati sono stati rilevati sullo spazio di frenata? «Lo spazio di frenata dei veicoli è connesso alla velocità. C’è lo spazio di reazione, il tempo tra il comando del cervello e il piede che frena e lo spazio di frenata, i metri che il veicolo percorre prima di bloccarsi. Nel caso di 30 chilometri orari, lo spazio di reazione è 12,5 metri rispetto ai 20,8 metri se l’auto viaggia a 50 chilometri orari. Di conseguenza, lo spazio di frenata nel primo caso è di 4,3 metri nel secondo di 13,8 metri. Quindi, un’auto che rispetta i 30 chilometri all’ora percorre 16,8 metri prima di frenare, la stessa auto che viaggia a 50 chilometri all’ora percorre 34,8 metri, più del doppio». I rischi aumentano per i pedoni ma anche per gli automobilisti. «I dati scientifici europei hanno dimostrato che 20 chilometri orari fanno la differenza tra la vita e la morte. Questa proporzione nel caso di pedoni, ciclisti, motociclisti è più evidente perché negli scontri tra due o più auto va considerato il sistema di difesa interno degli abitacoli, oggi potenziato. Nonostante questo l’incidenza di sinistri mortali tra veicoli, in Italia, è comunque significativa. Le auto sono di dimensioni più grandi e ciò determina la maggiore vulnerabilità delle categorie fragili». Dunque, in città si corre troppo? «Dai dati ricavati dalle scatole nere, la velocità media in Italia è di 29 chilometri all’ora, il punto è che i veicoli tendono ad andare forte con una modalità “stop and go”, quindi con accelerate che aumentano la velocità. In tutte le città di Spagna, Grecia, Galles e Norvegia vige il limite di 30 chilometri orari e anche l’Italia dovrebbe adeguarsi, sebbene esistano delle eccezioni come Bologna e Olbia. Ovviamente è un limite che non riguarda la totalità degli spazi urbani ma piuttosto quei luoghi dove si concentra l’abitare, il commercio, le scuole». Napoli a che punto è? «È migliorata molto ma, come tutto il Paese, ha bisogno di un cambio culturale: pensare la città non dal punto di vista delle auto e del traffico ma ridistribuendo gli spazi per una vita di qualità e in sicurezza per tutti».










