La commozione unica con cui Gesù si è piegato sulla dignità degli uomini e delle donne del suo tempo potrebbe essere oggi un devoto ricordo del passato. Anzi, ormai solo l’eco di un devoto ricordo. Sarebbe soltanto una favola, se non fosse per il fatto di veder riaccadere quello stesso sguardo. Se non fosse contemporaneo. E se nel cuore dell’uomo non persistesse il bisogno di cercarlo — quelle folle, così variegate, accorse, sorprese dall’«imprevisto» di una visita. Lo abbiamo avuto davanti agli occhi per una settimana, nei giorni dell’intenso viaggio di Leone XIV in Spagna. Nel susseguirsi degli incontri, delle parole — e dei gesti, che hanno riempito quelle parole di significato. Le hanno fatte succedere.

La portata della testimonianza che il Papa ci dona è tutta nella modalità disarmante della sua presenza. Il modo in cui si è posto, in ogni frangente della visita, è una sfida alla Chiesa, al mondo intero. E Leone XIV ci sfida attraverso il suo sguardo sulla realtà: in quei giorni, anche con gesti semplicissimi, ha svelato — dietro alle analisi e ai temi più brucianti del dibattito pubblico — il volto dell’uomo. Nella corsa impellente a stabilire cosa è «umano», nel moltiplicarsi delle definizioni antropologiche e degli allarmi di fronte allo sgretolarsi della storia che accelera, il Papa ci spiazza tutti, perché si ferma davanti all’uomo. Lo rivela, guardandolo. «L’affermazione della dignità umana non può rimanere astratta», ha detto al Parlamento spagnolo. E lo ha comunicato a tutti volendosi «inchinare» sulla dignità di ogni persona, come ha fatto con i migranti a Tenerife, e senza cambiare metodo davanti a politici e artisti, non credenti, vescovi, giovani. Abbiamo visto un uomo affermare la dignità riconoscendo l’anelito che vibra proprio nelle nostre società plurali e secolarizzate: «Molti uomini e donne del nostro tempo non rifiutano semplicemente Dio, spesso portano nel cuore una profonda sete di senso, di verità, di appartenenza e di speranza, anche quando non sanno darle un nome». Non attraverso appelli generici, che ci lascerebbero impotenti, ma coinvolgendoci con il suo cuore vibrante davanti al bisogno dell’altro, ci ha mostrato quello che per lui è il compito che ci è affidato: «La Chiesa cattolica è al servizio di questa sete del cuore umano. Non in forma impositiva, ma con la testimonianza evangelica».