di
Luigi Ferrarella
L’allora procuratore aggiunto che fece condannare Craxi e Berlusconi, e l’attuale pm della Procura europea antifrode, in primo e secondo grado nel 2024 e 2025 erano stati ritenuti responsabili di «rifiuto d’atti d’ufficio» nel 2021
Da 0-2 a 3-2 negli ultimi minuti di «partita» giudiziaria, rimonta ancor più spettacolare di Bayern-Manchester nella finale di Champions League del 1999, e senza nemmeno passare dai «tempi supplementari» di un nuovo processo d’Appello: reduci dalla “doppia conforme” dell’essere stati condannati a 8 mesi a Brescia in primo grado nel 2024 e in secondo grado nel 2025 per «rifiuto d’atti d’ufficio», nell’assunto che non avessero voluto depositare nel febbraio-marzo 2021 prove segnalate loro dal pm Paolo Storari come potenzialmente impattanti l’inattendibilità di un coimputato accusatore di altri nel processo per corruzione internazionale Eni-Nigeria, giovedì sera in terzo grado il pm milanese ed ex procuratore aggiunto Fabio De Pasquale (quello ottenne la prima condanna di Bettino Craxi e l’unica condanna definitiva di Silvio Berlusconi), e il suo allora collega Sergio Spadaro (oggi in servizio alla Procura europea antifrode), sono invece stati assolti in via definitiva dalla Corte di Cassazione. La VI sezione (presidente Gaetano De Amicis, relatore Pietro Silvestri) ne ha infatti annullato le condanne «perché il fatto non sussiste», senza rinvio ad un eventuale Appello bis, proprio come in mattinata aveva perorato non soltanto il difensore Massimo Dinoia, ma anche la rappresentante della pubblica accusa, la sostituta procuratrice generale Cristina Marzagalli.










