Oggi in tutta Italia, le prefetture sono state il palcoscenico di qualcosa che va oltre la solita protesta sindacale. A Roma la mobilitazione è andata in scena davanti a Palazzo Chigi. È successo qualcosa di diverso, di potente, che va raccontato. Quando vedi il Silp Cgil per la Polizia di Stato, il Siam per l’Aeronautica e l'Lrm per l’Esercito stare fianco a fianco, non stai solo guardando tre sigle sindacali. Stai guardando l’immagine di una categoria, quella di chi indossa una divisa, che ha deciso che la misura è colma.
Siamo donne e uomini che, per natura e missione, operano in ambiti diversi. Abbiamo gerarchie diverse, compiti diversi, mondi spesso separati da muri istituzionali. Ma oggi quei muri sono crollati davanti a una necessità primaria: la dignità. Perché la dignità, lasciatemelo dire, non è una voce di bilancio, non è un numero da tagliare e non è una concessione politica. È un diritto che non ci può toccare nessuno.
Si parla tanto di sicurezza, ci si riempie la bocca con la "specificità del comparto" durante le cerimonie ufficiali, sotto i riflettori dei talk show. Poi però arrivano i fatti e la realtà è una doccia fredda. Il rinnovo contrattuale che ci viene proposto in queste settimane è, a voler essere gentili, un’offesa. Mentre l’inflazione reale divora il potere d’acquisto – parliamo di un divario del 10% netto, con una perdita media di 300 euro al mese in busta paga –, ci viene con un contratto che è poco più di una mancia. La propaganda è una cosa, il carovita di chi ogni giorno rischia la vita per il Paese è un’altra.










