18 Giugno 2026 – Lettura: 4 minuti
L’Ente nazionale per l’assistenza al volo cercava due manager. Così ha sguinzagliato i cacciatori di teste. Solo che poi sono arrivati nomi politici: Mina, ex capo di gabinetto di Formigoni, e Pandini, portavoce di Salvini. Qual è il senso della selezione allora?
La vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto Enav parla molto più di semplici nomine. Racconta piuttosto un meccanismo che nel capitalismo pubblico italiano è diventato quasi una prassi non scritta. Da una parte l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, società quotata, che ha affidato a una primaria società di executive search, Antal Italy, la ricerca dei due responsabili delle relazioni esterne e della comunicazione. Dall’altra una serie di manager e professionisti contattati, selezionati, convocati per colloqui con le risorse umane e, secondo diverse testimonianze, perfino con l’amministratore delegato Igor De Biasio. Nel frattempo, però, il nome di Alberto Mina, ex capo di gabinetto di Roberto Formigoni, e quello di Matteo Pandini, storico portavoce di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che controlla Enav, hanno iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi romani e sulle testate specializzate.






