di Francesca Pini
La grande artista, indossando in scena un guardaroba autobiografico, fa un grande affresco dei suoi parenti (molto speciali). Tra spezzoni di film d’autore, ricordi e oggetti del suo passato, fotografie e un dipinto della sua iride, esploriamo la sua anima
Forse, il miglior ritratto psicologico di Tilda Swinton è in quella T-shirt, rossa, garibaldina, con 14 parole applicate a guisa di comandamenti: indipendenza, fede, venerazione, determinazione, resistenza, speranza, natura, voglia di viaggiare, umiltà, visibilità, organizzazione, luce, vigilanza, sodalizio. Indossava questa la prima volta che ha incontrato il regista Luca Guadagnino, che l’ha poi diretta in tre film. E a queste parole si potrebbero anche aggiungere le frasi dei suoi stickers tipo: segui il vento o fatti amica del chaos. L’evento Tilda Ongoing è un articolato progetto dell’Onassis Stegi di Atene (con l’Eye Filmuseum di Amsterdam) in cui lei si muove tra performance, mostra, proiezioni, memoria sua e dei propri antenati vissuta attraverso un guardaroba “messo in scena”. Ma non è un solo show, la pratica di Tilda è arricchita, nutrita da lunghe relazioni artistiche con dei compagni di viaggio: Pedro Almodóvar (new entry, con una versione della Voix humaine di Jean Cocteau), Luca Guadagnino, Joanna Hogg, Derek Jarman, Jim Jarmusch, Olivier Saillard, Tim Walker, Apichatpong Weerasethakul.








