di Francesca Pini

Tilda Ongoing è un evento co-prodotto dalla Onassis Stegi di Atene in cui la celebre artista inglese, attraverso un "guardaroba autobiografico", racconta di sé e della sua famiglia parlando degli abiti indossati da lei, dai genitori e da suoi antenati. Una mostra a corollario delle performance tenute da Tilda Swinton. Che in questa intervista ci svela la sua anima.​

Forse, il miglior ritratto psicologico di Tilda Swinton è in quella T-shirt, rossa, garibaldina, con 14 parole applicate a guisa di comandamenti: indipendenza, fede, venerazione, determinazione, resistenza, speranza, natura, voglia di viaggiare, umiltà, visibilità, organizzazione, luce, vigilanza, sodalizio. Indossava questa la prima volta che ha incontrato il regista Luca Guadagnino, che l’ha poi diretta in tre film. E a queste parole si potrebbero anche aggiungere le frasi dei suoi stickers tipo: segui il vento o fatti amica del chaos. L’evento Tilda Ongoing è un articolato progetto dell’Onassis Stegi di Atene (una coproduzione con l’Eye Filmuseum di Amsterdam e nel 2027 lo stesso sarà riproposto a Genk) in cui lei si muove tra performance, mostra, proiezioni, memoria sua e dei propri antenati vissuta attraverso un guardaroba “messo in scena”. Ma non è un solo show, la pratica di Tilda è arricchita, nutrita da lunghe relazioni artistiche con dei compagni di viaggio: Pedro Almodóvar (new entry, con una versione della Voix humaine di Jean Cocteau), Luca Guadagnino, Joanna Hogg, Derek Jarman, Jim Jarmusch, Olivier Saillard, Tim Walker, Apichatpong Weerasethakul.