«In Sicilia il numero di ispettori del lavoro è inadeguato. Per tutto il territorio regionale, accanto a 34 unità di ispettori civili territoriali, operano 69 ispettori dell’Ispettorato nazionale del lavoro (allocati in sede Inps e Inail), oltre a pochi ispettori che si occupano di contenzioso e le unità del Nucleo ispettori del lavoro dei carabinieri che fanno attività esterna». È quanto si legge nella relazione sull’incidente sul lavoro avvenuto il 4 maggio 2024 a Casteldaccia, nel quale persero la vita 5 operai a causa delle esalazioni di gas durante un intervento alla rete fognaria locale. La relazione è stata presentata alla Prefettura di Palermo, con la presenza della presidente della Commissione, Chiara Gribaudo, e della relatrice e membro della Commissione, Giovanna Iacono.«Tutto ciò - continua la relazione - a fronte di circa 400mila imprese. La capacità di ispezionare cantieri e aziende è molto limitata». La Commissione ha evidenziato nodi strutturali legati agli appalti e ai subappalti: «Nel caso di Casteldaccia emerge come l’appaltatore non sia stato rispettoso delle norme e di comunicazioni corrette, violando le norme previste dal d.Lgs. 81/2008. In generale mancano i dati previsti per legge che riportino gli infortuni disaggregati anche rispetto alle catene degli appalti».Sul piatto anche una formazione del personale che la Commissione ha reputato «inadeguata, la scarsa presenza di tecnologie di prevenzione e una cultura della sicurezza che viene percepita come un costo anziché come un intervento». La tragedia di Casteldaccia, continua la relazione, riconosce «Amap come responsabile per via delle lacune operative e organizzative» su più livelli: il datore di lavoro è responsabile della valutazione dei rischi, della predisposizione del Documento di valutazione dei rischi e della scelta e della formazione dei lavoratori. I dirigenti devono tradurre in pratica le direttive del datore di lavoro, mentre l’impresa subappaltatrice ha assunto lavoratori senza garantire dispositivi di protezione».Le imprese hanno omesso «di verificare la presenza di gas tossici nella vasca, di predisporre autorespiratori e sistemi di recupero, di formare i lavoratori e di integrare le proprio procedure con quelle dell’appaltatore principale»