Nessuna formazione in materia di sicurezza, nessuno controllo sulle attrezzature di volta in volta adottate. Nessun monitoraggio preventivo sul materiale impiegato, né sulla formazione di quei tre lavoratori: tre operai mandati a morire a venti metri di altezza, messi a difendere la propria dignità di lavoratori senza un sistema di protezione (e di prevenzione) adeguato. È questo il ragionamento della Procura di Napoli, che punta a fare chiarezza sulla morte di tre operai avvenuta la scorsa estate in via San Giacomo dei Capri. Ricordate il caso? Era il 25 luglio del 2025, quando crollò un’impalcatura montata per effettuare alcuni interventi di impermeabilizzazione del lastrico solare di un condominio privato. Lavori ordinari, tragedia che sa di già visto, alla luce di quanto scrive il pm Stella Castaldo, in una indagine coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci. Omicidio colposo, sono cinque gli indagati, proviamo a capire il ragionamento fatto dalla Procura di Napoli, a partire da un dato di fatto: la vita di tre operai (Vincenzo Del Grosso, Ciro Pierro e Luigi Romano) era affidata ad un unico bullone teso, che - a causa della scarsa manutenzione - si è svitato e ha ceduto. È così che è caduta l’impalcatura, è così che la vita di tre persone (lavoratori onesti e padri di famiglia) è stata inghiottita nel vuoto, crollando ai piedi dello spazio condominiale.