Nessuna saga cinematografica ha mai avuto un buon quinto capitolo.

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Anzi, il quinto capitolo segna spesso la fine di una serie.

Basta guardare gli esempi, senza contare reboot o prequel: Dirty Harry ha dato il suo poco dignitoso addio con The Dead Pool; Die Hard si è chiusa con il disastroso A Good Day To Die Hard; Ghostbusters: Frozen Empire ha rappresentato il punto più basso della saga (e si spera il suo canto del cigno); la serie dei Pirati dei Caraibi è andata in picchiata dopo il primo film ed è crollata con Dead Men Tell No Tales; Harrison Ford meritava un addio migliore di Indiana Jones and the Dial of Destiny; e chiunque abbia pensato che la trilogia perfetta di Jason Bourne avesse bisogno di due sequel, chiusa con il traballante Jason Bourne, meriterebbe di restare in galera cinematografica.

A proposito di trilogie perfette, Pixar c'è riuscita nel 2010 con Toy Story 3, conclusione impeccabile della serie di punta che nel 1995 aveva lanciato la divisione cinematografica dello studio di animazione. Era avvincente, sfumata, e regalava al pubblico il miglior villain sullo schermo dai tempi di Hannibal Lecter: il carismatico, tormentato e genocida orsacchiotto Lots-O'-Huggin’ dell’asilo Sunnyside. E aveva un finale così potente dal punto di vista emotivo che chiunque uscisse dal cinema senza una lacrima poteva essere tranquillamente portato in una stanza in penombra per fallire il test di Voight-Kampff.