L’imbarcazione apparteneva alla dogana tedesca ed è ora in cantiere per gli ultimi lavori prima di arrivare nel Mediterraneo centrale
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Nelle prossime settimane una nuova nave Ong batterà il Mediterraneo centrale per recuperare i migranti partiti per lo più dalla Libia e dalla Tunisia, principali hub di partenza dei barconi.Si tratta della Lifeline Sar dell’omonima Ong tedesca, che attualmente si trova ancora in cantiere, da cui dovrebbe uscire a breve. Fino al 2023 questa nave operava nel servizio doganale tedesco per poi essere dismessa e venduta a privati. “Dopo un'intensa ricerca, abbiamo trovato una nave adatta per il salvataggio civile in mare in un'ex barca doganale della guardia costiera. Nel cantiere navale viene ora convertito e preparato per il suo nuovo impiego”, si legge nel sito della Ong tedesca.“Tre motori portano la nave a più di 20 nodi. Questo la rende la nave più veloce che abbiamo mai avuto. Affinché tutto funzioni senza intoppi nel vero senso della parola, la tecnologia deve essere attentamente monitorata e mantenuta. Nell'attuale fase di conversione prima delle nostre prime operazioni, i nostri tecnici devono affrontare sfide simili a quelle dell'impianto elettrico, di cui abbiamo parlato nell'ultima voce del diario di bordo”, scrivono ancora dalla Ong presentando lo stato dell’arte del cantiere, che ormai dovrebbe essere alle battute finali, considerando che anche grazie all’organizzazione tedesca United4Rescue la barca è ora dotata di un rhib da 60mila euro. Per preparare tutta la nave e metterla in mare per lo scopo dedicato, stando a quanto riferisce la stampa tedesca, sono stati spesi più di un milione di euro. Si attesta tra i maggiori investimenti fatti da una Ong per una nave di migranti, che provengono peer lo più dai finanziamenti privati a fronte dell’interruzione delle erogazioni di fondi da parte del governo tedesco e del Bundestag.La Ong è stata al centro di un caso internazionale 8 anni fa: era il 2018, al Viminale in Italia c’era Matteo Salvini che aveva chiuso i porti. Nessuna Ong poteva entrare nel nostro Paese ma la barca della Lifeline doveva sbarcare i migranti recuperati al largo della Libia. Malta aveva rifiutato l’ingresso, Madrid non ha mai risposto alla mail inviata dalla nave per chiedere aiuto, Germania e Olanda si rifiutarono di dare un porto alla nave perché ci fu un problema di bandiera (nave non registrata in Olanda come diceva la Ong), tanto che venne definita “pirata” dalle autorità italiane. Come ultima istanza la Lifeline si rivolse alla Francia, che rifiutò. Alla fine fu Malta ad aprire un porto ma solo a patto di redistribuire i migranti in altri 8 Paesi.Mentre le Ong continuano a fare politica indiretta con le missioni via mare, l’Italia e l’Europa si sono attivate concretamente per ridurre le partenze e, quindi, i morti in mare. Da oggi è attiva la sala operativa congiunta a Tripoli, che costituisce “un seguito concreto” del Vertice di Istanbul del 1° agosto 2025. Così si legge in una nota di Palazzo Chigi, dove si spiega che sarà operata dalle Autorità libiche, è composta da funzionari libici cui si uniscono ufficiali di collegamento di Italia, Qatar e Turchia per sostenere gli sforzi libici nella gestione dei fenomeni migratori illegali, rafforzare le capacità libiche di ricerca e di soccorso e migliorare lo scambio di informazioni. La cooperazione rafforzata sarà realizzata "nel rispetto della sovranità libica, con l'obiettivo comune di salvare vite umane in mare e contrastare le reti criminali impegnate nel traffico di migranti".










