Lo scrittore Marco VichiRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 18 giugno 2026 – “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria" disse Francesca a Dante. Mentre Brancati invece scrive: "Una delle condizioni più misere delle epoche infelici, non è di rimpiangere vanamente la felicità, ma di averla totalmente dimenticata". Per quanto mi riguarda, sono vere tutte e due. Dipende di quale “miseria” si vive, e dipende da quale felicità si ricorda.

Ma di certo l’uomo possiede, a corredo della sua esistenza terrena, un magica e preziosa “cassapanca immateriale” nella quale vanno a finire tutti i suoi vissuti, che vengono continuamente dimenticati e risvegliati, in un continuo dialogo con la memoria. E ricordarsi del tempo felice nella miseria può essere doloroso, ma è anche una consolazione, crea una struggente nostalgia capace di trasformarsi in piacere. Nessuna costrizione fisica potrà mai rubarci la memoria, che al pari del pensiero è uno dei nostri tesori.