La maturità ha sorpreso quest'anno. Tra le tracce di analisi del testo della prima prova scritta, il ministero dell'Istruzione ha scelto un brano da "I piaceri (parole all'orecchio)" di Vitaliano Brancati: non il Brancati dei romanzi celebri, non "Il bell'Antonio" o "Don Giovanni in Sicilia", ma quello delle prose brevi, del registro confessionale, di un'opera del 1943 che nei programmi scolastici compare raramente.
"I piaceri" è una raccolta che lo stesso autore definiva «un misto di fatti e moralità, quasi dei racconti avventurosi». La struttura è quella di un diario segreto: ricordi, riflessioni, ossessioni minime trasformate in materia letteraria. Sotto la superficie frammentaria, però, il testo ha una sua densità filosofica. Il piacere non è evasione: è la lente con cui Brancati interroga il rapporto tra individuo, tempo e società.
Il brano proposto agli studenti ruota attorno alla memoria, intesa come spazio interiore fragile e indispensabile. Brancati la paragona a un patrimonio da custodire, che rischia costantemente di svanire. La scelta del ministero non sembra casuale: in un'epoca di esposizione continua del presente, la traccia spinge a chiedersi che ruolo abbia ancora la memoria — personale e collettiva — nella costruzione dell'identità.










