La Spezia – Motivando la novità come “imprescindibili esigenze di sicurezza della base navale”, la Marina Militare ha posizionato davanti al porticciolo di Marola, inglobato da metà ‘800 nell’Arsenale, una barriera anti intrusione, che si aziona da remoto. Il problema risiede nel fatto che la borgata di Marola non ha più un affaccio diretto al mare, dalla metà dell’800, quando è stata costruita la base militare. Ai marolini è concesso un piccolo spazio all’interno della baia di San Vito. Le uscite e i rientri in barca, previa autorizzazione, erano sempre stati ad orario libero. Ora non lo saranno più. Questo determina disagi di natura sportiva, legate all’esigenza della Borgata di allenarsi per il Palio, e per chiunque abbia una barca, si tratti dell’associazione del porticciolo di San Vito o della Mutuo Soccorso. Il collettivo Murati Vivi ha assunto una posizione di ferma contestazione. «Non più “murati vivi” solo a terra, ma anche in mare - accusa - prima progettano l'ampliamento della base, poi mettono una barriera alla darsena, poi chiudono l'accesso al mare. È la logica conseguenza di un percorso in cui la comunità marolina è stata abbandonata a sé stessa». Sul fatto che Spezia sia da sempre un obiettivo sensibile, in caso di allarme militare, non possono esserci dubbi. A Marola però rilevano che è tutta la città a costituire un potenziale ipotetico bersaglio, con tutti i presidi della Marina, ma anche le industrie armiere, il rigassificatore di Panigaglia, la cantieristica che costruisce per il militare ed i centri di ricerca che hanno particolari interessi sulla subacquea. Citano la base Nato, il Varignano e Fincantieri. È una concentrazione esplosiva, tanto che all'epoca della seconda guerra mondiale la città era stata fra le più bombardate d’Italia.