“Che tracce assurde. A Pavese non ci arrivi manco per scherzo con il programma?”; “Ma puoi mettere una traccia come Pavese? Chi fa quest’autore?”. E’ la polemica che circola sui social in queste ore post prima prova della Maturità. A puntare il dito contro le decisioni del ministero sono soprattutto genitori, studenti delle classi quarte che il prossimo anno dovranno affrontare l’Esame di Stato e ragazzi che l’hanno già fatto. Per la maggior parte di loro lo scrittore di Santo Stefano Belbo morto nel 1950 a scuola non si studia perché “non è nel programma”. Una critica non del tutto precisa perché gli esperti ci dicono che le “indicazioni nazionali” (che hanno sostituito i programmi) suggeriscono di trattare la letteratura fino ai giorni nostri. Semmai il problema è che gli insegnanti non lo fanno.
Lo sa bene Roberto Carnero, Professore di letteratura italiana contemporanea all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna: “Autori come Pavese e Brancati rientrano a pieno titolo in queste indicazioni. Il problema – spiega a “IlFattoQuotidano.it” -non è quindi il ministero, ma la prassi consolidata di molti docenti che, per varie ragioni (anche comprensibili, come la vastità dei contenuti), non riescono a completare il programma cronologico e si fermano prima del secondo dopoguerra”. La vera questione sta nel fatto che, per abitudine o altre difficoltà, gli insegnanti non riescono a trattare il programma letterario del Novecento nella sua interezza.










