Il Montenegro, quel piccolo Paese ex jugoslavo che si affaccia sulla costa adriatica, ha un paio di caratteristiche singolari: a differenza della Bosnia-Erzegovina e del Kosovo, si è staccato dalla Serbia senza bisogno di fare una guerra; inoltre, come moneta ha adottato l’euro (e lo ha fatto addirittura ventiquattro anni fa) pur senza far parte dell’Unione europea. Questa seconda anomalia potrebbe essere sanata nel 2028 con il progettato ingresso del Montenegro nell’Ue, anche se resta da vedere se la tabella di marcia verrà rispettata.

Chiedendo alla gente per strada, si incontrano montenegrini speranzosi e contenti di diventare europei a tutti gi effetti, ma anche un po’ preoccupati dei sacrifici economici che a volte Bruxelles impone; comunque, la via sembra segnata, e una breve visita del Paese lascia l’impressione di un Montenegro che gode già ora di un diffuso benessere, su standard europei, sia nelle città costiere sia nelle zone dell’interno: belle case, belle auto, e abitudini di vita e mentalità in sintonia con l’Europa.

Nessuna contrapposizione fra terra e mare Osservando il Montenegro dal punto di vista naturale si dovrebbe parlare, in teoria, di una dualità/contrapposizione fra la costa dorata mediterranea e l’interno montuoso e boscoso; e invece questo schema funziona poco, perché qui il mare e i monti sono compenetrati e indivisibili. I rilievi coperti di boscaglia si innalzano direttamente sulle spiagge, le penisole si protendono sull’acqua e avvolgono insenature spettacolari; è contorta e avviluppata la geografia della Bocche di Cattaro, costituite da un vasto alternarsi di stretti, di piccole baie, di ampie distese azzurre e di fiordi allungati, che visti dall’alto (dai monti che incombono, appunto) fanno pensare alla Norvegia; sembra proprio che in Montenegro la terra e il mare giochino a rincorrersi e a mescolarsi l’una con l’altro, e proprio in fondo all’insenatura più profonda delle Bocche si incastona Kotor, cioè l’antica Cattaro, nata romana e bizantina.