La repressione dei talebani in Afghanistan si è fatta ancora più dura nelle ultime settimane. A inizio giugno funzionari del ministero per la Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio hanno iniziato a girare nell’area di Herat per imporre un’applicazione più rigida delle norme sull’abbigliamento femminile. Sono state fermate e arrestate molte donne e piccoli gruppi di persone sono scesi in strada per protestare contro le autorità. Che hanno risposto con la violenza, aprendo il fuoco sui manifestanti e uccidendo e arrestando diverse persone, mentre gli ospedali si sono rifiutati di accogliere i feriti per evitare ripercussioni.Le Nazioni Unite e l’organizzazione non governativa Human Rights Watch hanno condannato l’uso eccessivo della forza mentre alcune associazioni locali hanno dovuto interrompere le attività educative femminili per ragioni di sicurezza.La situazione delle donne in AfghanistanStretta sulle donneL'uccisione di giovani innocentiCondanna internazionaleStretta sulle donneA inizio giugno il Ministero per la Propagazione della Virtù e la Prevenzione del Vizio si è riunito per discutere una stretta sulle norme sull’abbigliamento femminile. Sono stati fissati maggiori controlli e dunque minore intransigenza sull’uso del chadari, il velo a copertura integrale, e del chador da preghiera, un indumento simile a un mantello. Ed è stata intensificata la sorveglianza della polizia morale, che si è concentrata nella provincia di Herat e che ha riguardato soprattutto le donne di etnia Hazara.Come sottolinea Sediqa Darwishi, presidente dell’associazione Hawca, le donne sarebbero state fermate per strada “anche quando indossavano un hijab islamico completo, solo perché prive di chadari o chador da preghiera” e sarebbero state sottoposte a “trattamenti umilianti, pressioni psicologiche e controlli dei propri telefoni cellulari”. Questo ha portato a interrompere le attività educative dell’associazione per motivi di sicurezza. Diverse donne sono state arrestate senza che ai familiari venissero fornite informazioni sul luogo di custodia né sulle condizioni di salute. La tensione si è impennata e una settantina di persone tra uomini e donne si sono organizzate su Whatsapp e sono scese in strada per protestare contro la repressione messa in atto dalla polizia morale e urlando slogan come “Istruzione, lavoro e libertà".Un episodio raro in Afghanistan, dove i talebani, che hanno ripreso il potere nel 2001 in concomitanza con il ritiro delle truppe statunitensi, hanno vietato ogni tipo di assembramento e precluso alle donne quasi ogni forma di partecipazione pubblica, compresa la frequentazione di scuole, università, parchi pubblici e lo svolgimento di un lavoro. Elementi che hanno portato all’accusa nei confronti dei talebani di crimini contro l’umanità.L'uccisione di giovani innocentiLe sporadiche proteste nella provincia di Herat hanno scatenato la violenza delle forze di sicurezza talebane. Che hanno bloccato le strade per isolare i manifestanti e poi hanno aperto il fuoco uccidendo diverse persone, tra cui un bambino di 11 anni e un giovane di nome Morteza Karimi. Quest’ultimo aveva 19 anni ed è stato ferito da un proiettile. Come racconta il giornalista Stefano Liberti, a quel punto è iniziato un viaggio tra diverse cliniche della città che però si sono rifiutate di curarlo per il timore di subire ripercussioni da parte delle autorità. Ora la polizia sorveglia l’abitazione della sua famiglia e ha vietato che venga definito “martire” per il timore che Karimi possa trasformarsi in un simbolo delle proteste degli ultimi giorni.Testimoni sentiti dall’organizzazione non governativa Human Rights Watch hanno detto che inizialmente la polizia ha sparato in aria per disperdere i manifestanti ma poi, quando la folla ha iniziato ad aumentare, ha abbassato la mira e ha iniziato a sparare ad altezza uomo. “Quando sono iniziati gli spari, la gente ha cominciato a scappare e ho visto i talebani sparare contro chi cercava di fuggire. Ho visto alcune persone ferite. I talebani sono persino scesi in strada e hanno picchiato i bambini per costringerli a tornare a casa”, ha raccontato una donna che ha assistito alla scena dal tetto della sua abitazione. Che ha aggiunto che poche ore dopo le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in casa sua per arrestare suo padre, che aveva partecipato alla manifestazione. Nel corso delle proteste sono state arrestate almeno una trentina di donne.Negli ultimi giorni diverse altre proteste si sono tenute a Herat e Jebrail per condannare la repressione dei talebani contro le donne ma anche per chiedere la liberazione delle persone arrestate durante le prime manifestazioni. Sono infatti decine le persone in custodia delle autorità, accusate di turbamento dell’ordine pubblico. Tra le persone arrestate ci sono anche una donna al terzo mese di gravidanza e un insegnante sul cui cellulare è stato trovato un video delle proteste inviato a una testata internazionale.Condanna internazionaleHuman Rights Watch ha denunciato un uso della forza eccessivo nei confronti dei manifestanti durante le manifestazioni. "Le autorità talebane temono qualsiasi dissenso e per questo stanno intensificando la repressione della libertà di espressione e di altri diritti fondamentali", ha dichiarato Fereshta Abbasi, ricercatrice per l'Afghanistan presso l’organizzazione non governativa, auspicando una cessazione degli attacchi e la garanzia che gli afghani possano protestare pacificamente senza timore di violenze o arresti. La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) ha dichiarato di essere "profondamente preoccupata" per gli arresti avvenuti a Herat.Secondo Samira Hamidi, attivista di Amnesty International, “le proteste, che hanno visto la partecipazione degli uomini dopo tanto tempo, riflettono la crescente rabbia dell'opinione pubblica per i cinque anni di persecuzione sistematica di donne e ragazze da parte dei talebani e per l'intensificarsi della repressione delle libertà personali in tutto l'Afghanistan”. Nelle scorse ore Najibullah Ali, capo della sicurezza dei talebani presso il comando di polizia di Herat, ha annunciato che le donne nella provincia di Herat continueranno a essere sorvegliate e arrestate per presunte violazioni del codice di abbigliamento.