Simona BaldelliRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 18 giugno 2026 – “Studiare è una parola; non si può niente che valga in questa incertezza di vita, se non assaporare in tutte le sue qualità e quantità più luride la noia, il tedio, la seccaggine, la sgonfia, lo spleen e il mal di pancia”. Così scriveva Cesare Pavese dal confino a Brancaleone, dove era stato spedito dopo l’arresto per antifascismo. Era terrorizzato dall’inattività, il vuoto, il silenzio. Nella poesia “Passerò per Piazza di Spagna” scritta cinque mesi prima di togliersi la vita, e una delle tracce della Maturità 2026, tutto è movimento, luce, suono, proiezione verso il futuro.

Si dice l’abbia scritta per una donna, l’ultimo di una collezione di amori tormentati. Pavese ha spesso utilizzato l’eros come motore per pagine memorabili. Ma è riduttivo, a mio parere, fermarsi alla carnalità. Nell’ondeggiare fra euforia e depressione che l’accompagnò per tutta la breve vita, Pavese ha più volte raccontato la passione assoluta e non corrisposta come un fuoco da attraversare per smarrirsi, rinascere, emendarsi dai demoni. Ma, senza demoni da combattere, non esisterebbe gran parte della letteratura: Dostoevskij, Woolf, Poe, Campana, Artaud.