di Dinara Khalilova (Kyiv Independent)

Articolo originale pubblicato sul sito Kyiv Independent e tradotto per gentile concessione della testata. Per sostenere il Kyiv Independent è possibile donare e diventare membro della loro community tramite questa pagina. Il testo è stato realizzato in collaborazione con The Reckoning Project, un team internazionale di giornalisti e avvocati che si occupa di documentare, rendere pubblici e costruire casi relativi a crimini atroci.

(Alcuni nomi sono stati modificati per tutelare l'identità delle persone citate nella storia)

In qualità di ricercatrice sui crimini di guerra presso il Reckoning Project, il mio compito era quello di ascoltare gli ucraini fuggiti dall'occupazione. Quello che avevano da raccontare ha cambiato radicalmente la mia visione della vita nei territori occupati dalla Russia.

I giudizi semplicistici espressi dall'esterno sulle persone che vivono sotto occupazione spesso appaiono profondamente ingiusti agli occhi degli ucraini che sono riusciti a sfuggirle. Da una distanza di sicurezza, è facile dire: “Perché non sono rimasti a resistere?” o “Perché non se ne sono andati prima? Questo deve significare che sono filo-russi”. Ma nessuna di queste opzioni è semplice o sicura.