Riccardo Renzi

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A woman puts her head in her hands as she sits on a cot in a shelter, set up for displaced persons fleeing Ukraine, inside a school gymnasium in Przemysl, Poland

Per oltre quattro anni, l’Europa ha offerto agli ucraini in fuga una protezione senza precedenti. Una decisione giusta, necessaria e coerente con i valori di un’Unione nata per difendere libertà, diritto e dignità umana. Oggi, però, la guerra voluta dal Cremlino entra in una nuova fase e costringe Bruxelles a confrontarsi con una domanda che fino a poco tempo fa sembrava impronunciabile: la protezione umanitaria può restare completamente separata dalle esigenze di sopravvivenza dello Stato ucraino?

La discussione che si sta sviluppando nelle istituzioni europee riguarda l’eventuale esclusione, in futuro, degli uomini ucraini in età di leva dalle nuove estensioni del regime di protezione temporanea. Non si parla della revoca dei diritti a chi è già accolto nei Paesi membri, ma di una possibile revisione delle regole per i nuovi richiedenti dopo il 2027. È un passaggio che va osservato con attenzione, evitando tanto le semplificazioni propagandistiche quanto gli slogan ideologici. L’Europa non sta abbandonando l’Ucraina. Al contrario, il dibattito nasce proprio dalla consapevolezza che la guerra è diventata una guerra lunga e che il sostegno a Kyiv non può limitarsi alle forniture militari o agli aiuti economici.