G7 di Évian, Francia – È stato il tema principale dell’ultima giornata: l'innovazione tecnologica ha chiuso il vertice annuale che riunisce i leader delle principali economie globali, democratiche. Temi quali l'intelligenza artificiale e il rapporto tra i minori e i social media sono stati protagonisti all’ultima colazione di lavoro che ha riunito i capi di stato di Italia, Francia, Stati Uniti d'America, Regno Unito, Germania, Giappone e Canada, alla presenza di dirigenti europei – come il presidente del Consiglio europeo António Costa – e diversi leader internazionali (come il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente brasiliano Lula) e del mondo tecnologico.Come implementare in modo rapido, efficace e sicuro l'intelligenza artificiale? Questa è la domanda di fondo dell’ultimo giorno del summit, tenutosi a Évian-les-Bains, cittadina francese al confine con la Svizzera, il 17 giugno.Al tavolo delle discussioni 12 dirigenti del settore tecnologico. È ovviamente presente Arthur Mensch, direttore generale di Mistral AI, il fiore all’occhiello della intelligenza artificiale francese, accanto ai giganti a stelle e strisce, come Sam Altman, co-fondatore di OpenAI, Alexandr Wang di Meta, Dario Amodei di Anthropic, Demis Hassabis, amministratore delegato di Google DeepMind, e Marc Benioff di Salesforce. Le big tech statunitensi non sono state però le uniche invitate alle discussioni: da anni è infatti evidente il desiderio del presidente francese Emmanuel Macron di allontanarsi dal monopolio americano, come lo ha dimostrato per esempio la sua decisione di imporre una sovranità digitale francese nell’amministrazione pubblica. Il presidente di turno Macron ha così invitato anche sei aziende provenienti da Europa e Asia: Domyn (Italia), Cohere (Canada), Sakana AI (Giappone), Black Forest Labs (Germania), Synthesia (Regno Unito), Sarvam AI (India).La “sicurezza nazionale” statunitense e il “multilateralismo” europeo, a confronto“In linea con la volontà del presidente della Repubblica (francese, ndr) di promuovere un multilateralismo efficace, che coinvolga le parti interessate più rilevanti, diversi dirigenti di primo piano del settore tecnologico parteciperanno alla discussione con i capi di Stato e di governo”, scrive la direzione del G7. Nel summit di Évian Macron reitera ancora una volta l’importanza di aprire la Francia e l’Europa a nuove aziende tech, così da uscire dal monopolio statunitense.Il “multilateralismo” spinto dalla Francia sembra essere una risposta diretta alla decisione dell'amministrazione di Washington che, pochi giorni prima dell’inizio del summit, ha ordinato ad Anthropic (azienda sviluppatrice del chatbot Claude) di vietare l'accesso ai suoi due ultimi modelli di intelligenza artificiale, Fable 5 e Mythos 5, a tutti i cittadini e organizzazioni straniere. Anthropic ha comunicato che l’ordine esecutivo chiedeva di sospendere l’accesso ai sistemi coinvolti per “qualsiasi cittadino straniero, dentro o fuori dagli Stati Uniti, compresi i dipendenti stranieri di Anthropic”.Avendo difficoltà a filtrare gli utenti in base alla nazionalità e visti i tempi ridottissimi imposti a Anthropic per eseguire la direttiva (90 minuti), i due modelli di AI, in grado di individuare le vulnerabilità dei software con una rapidità straordinaria, sono stati di fatto disattivati solo pochi giorni dopo il loro lancio ufficiale. Prima volta nella storia, Anthropic aveva reso pubblico il fatto che la direttiva non fornisse dettagli tecnici approfonditi, ma si fondasse sulla presunta protezione della “sicurezza nazionale”.Oggi l’Europa dipende per circa l’80% dalle big tech statunitensi. La decisione di Trump impone così da una parte di cercare di risolvere le tensioni, dall’altra trovare nuove strade future per uscire da quella che nei corridoi del G7 viene definita come una “colonizzazione digitale”.Un G7 per riappianare le tensioni?Quale futuro, quindi? La sovranità digitale, direzione che è lentamente intrapresa dalla Francia (e con fatica dal resto d'Europa), o il riavvicinamento con gli Stati Uniti? La decisione del G7 sembra essere ricaduta nel mezzo per non infastidire il presidente USA, in sua presenza.“Vogliamo tutti l’innovazione, vogliamo tutti i data center e sviluppare le opportunità di produzione e di miglioramento che l’AI può portare”, ha dichiarato Macron nella sua ultima conferenza stampa, ma “nessuno, né dei leader, né dei dirigenti digitali può ignorarne l’impatto sulle nostre democrazie e le nostre società”.È per questo che, secondo Macron, è necessario regolare gli utilizzi dell’intelligenza artificiale. “La sfida che è davanti a noi ora”, ha continuato, “sono i cosiddetti modelli frontiera”, cioè modelli all'avanguardia che sono addestrati su enormi quantità di dati e sono adattabili a numerose attività.“Dobbiamo regolare questi sistemi, che potrebbero cadere nelle mani dei regimi totalitari”, ma questo non deve andare a scapito della cooperazione. Nelle parole del presidente questa cooperazione prende la forma di una “piattaforma di discussione” per condividere competenze e conoscenze davanti ai rischi dell’AI, per esempio nell’ambito della cybersecurity.In risposta a Macron, Sam Altman, ha esortato i leader dei paesi del G7 a non “cedere le proprie responsabilità agli attori del settore dell’AI”, come la sua azienda, in materia di regolamentazione.Una fonte diplomatica ha parlato della possibilità di una trusted partnership, cioè una partnership basata sulla fiducia. Di fatto, se questa cooperazione dovesse concretizzarsi, i paesi del G7 unirebbero le forze per condividere informazioni e savoir faire, soprattutto contro le big tech cinesi.Ricordiamo, però, che allo stesso tempo diversi paesi stanno aumentando individualmente e in modo esponenziale gli investimenti nel campo del digitale. Pochi giorni fa, per esempio, il primo ministro francese ha annunciato che il paese investirà 655 milioni di euro supplementari nell’AI.Durante il G7, i leader si sono anche soffermati sulla “necessità di proteggere i giovani online”, come ha confermato il presidente francese. Sappiamo che il tema è centrale nel secondo mandato di Emmanuel Macron, che da tempo spinge affinché in Francia venga istituita l'introduzione di una soglia minima di età per l'accesso ai social, approvata dal Parlamento e ora in fase di discussione ulteriore. “Siamo in diversi ad aver preso delle misure concrete” a riguardo, conferma Macron, citando Canada, Regno Unito e Brasile. In Italia un testo simile, presentato dai partiti di opposizione e di maggioranza nel 2024, è ancora in fase di dibattito.Senza decidere di imporre una unanima maggiore età digitale, i leader del G7 si sono accordati sull’importanza di "chiamare le piattaforme digitali alla responsabilità” nei confronti degli utilizzatori più giovani, per esempio instaurando dei sistemi efficaci di controllo dell’età.Cos'è la GAFAM che aleggia sul G7Al G7 si è anche parlato della famosa tassa GAFAM, la tassa del 3% sui giganti digitali che la Francia ha approvato nel 2019. Essendo i big della tech tutti quasi esclusivamente statunitensi (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft), il presidente Trump aveva visto la decisione francese come un affronto personale. In vista di Evian, aveva allora ribadito la minaccia di imporre dazi del 100% sui vini e sugli champagne francesi.“Questa tassa digitale è stata decisa dagli europei, è stata applicata da diversi paesi e fa parte del nostro ordinamento giuridico. Non spetta agli Stati Uniti decidere in merito al diritto degli europei, né a quello dei francesi”, gli ha risposto Emmanuel Macron su TF1. Bloccata a livello europeo, una tassa simile è stata in effetti introdotta in altri paesi, quali il Regno Unito, la Spagna, l'Italia, la Repubblica Ceca e l'Austria.