Dalla sanzione ridotta agli interessi legali aggiornati al 2026, resta aperta la possibilità di regolarizzare l’acconto non versato attraverso il ravvedimento operoso

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Il termine del 16 giugno per il versamento dell’acconto IMU 2026 è ormai alle spalle, ma per molti contribuenti la partita non è ancora chiusa. Chi ha dimenticato di effettuare il pagamento o si è trovato nell’impossibilità di rispettare la scadenza può ancora rimediare evitando conseguenze più pesanti. Il sistema fiscale italiano prevede infatti il ravvedimento operoso, uno strumento che consente di sanare spontaneamente l’omissione beneficiando di una significativa riduzione delle sanzioni. Una possibilità che, soprattutto in una fase economica caratterizzata da costi crescenti e tensioni sui bilanci familiari, può fare la differenza tra una semplice dimenticanza e un aggravio di spese ben più consistente.La corsa contro il tempo per evitare le sanzioni pieneChi non versa l’IMU entro la data prevista rischia una sanzione ordinaria pari al 25% dell’imposta dovuta, applicata nel caso in cui sia il Comune ad accertare l’omissione. Tuttavia, il legislatore ha previsto una strada alternativa per chi decide di regolarizzare la propria posizione prima dell’intervento dell’amministrazione. Attraverso il ravvedimento operoso, infatti, il contribuente può ridurre sensibilmente il peso delle sanzioni, a condizione che il pagamento venga effettuato spontaneamente e comprenda anche gli interessi maturati.Quanto costa il ritardoL’entità della sanzione varia in base ai giorni trascorsi dalla scadenza. Per i ritardi più contenuti la penalità resta particolarmente limitata: entro i primi 14 giorni si applica una maggiorazione dello 0,083% per ogni giorno di ritardo. Superata questa soglia, ma restando entro il primo mese, la sanzione sale all’1,25%, mentre per i versamenti effettuati tra il trentunesimo e il novantesimo giorno si arriva all’1,39%. Percentuali decisamente inferiori rispetto alla sanzione ordinaria, che rendono conveniente intervenire il prima possibile.Gli interessi e le novità del 2026Oltre alla sanzione ridotta, il contribuente deve versare anche gli interessi legali, calcolati giorno per giorno sul tributo non pagato. Dal 1° gennaio 2026 il tasso da applicare è pari all’1,6% annuo, come stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un elemento da non sottovalutare, soprattutto per chi dovesse procrastinare ulteriormente il pagamento. Più lungo sarà il ritardo, infatti, maggiore sarà il costo complessivo dell’operazione, anche se le agevolazioni previste dal ravvedimento continueranno a garantire un risparmio rispetto a un eventuale accertamento.