È in tempi di penuria che, a volte, prendono piede le soluzioni di efficienza più innovative. Soluzioni destinate a consolidarsi quando le crisi sono superate. Anche da qui nascono i Bess (Battery energy storage system), grandi accumulatori di energia a loro volta composti da più batterie. Spesso per realizzarli si usano quelle delle vetture elettriche: ormai inservibili sulle auto, trovano nuova vita in questi dispositivi che consentono di stoccare l'energia in eccesso prodotta dalle rinnovabili.

Pioneer, il più grande Bess italiano (10 MWh), inaugurato lo scorso anno nell'aeroporto di Roma Fiumicino sfrutta 762 batterie esauste di vetture Stellantis, Nissan e Mercedes-Benz

«Il principio è semplice quanto efficace», spiega Marco Ferracin di Safe, l'hub italiano delle economie circolari, «una batteria di una EV viene dichiarata esausta per la trazione quando scende sotto il 70-80% della sua capacità originaria: a quel punto non riesce più a garantire l'autonomia che il guidatore si aspetta, tuttavia, dopo uno specifico intervento di "remanufacturing", può lavorare proficuamente per altri cinque-dieci anni in applicazioni stazionarie come i Bess. Qui, infatti, la performance richiesta è minore: si tratta di stoccare energia quando è presente, per esempio quando un pannello fotovoltaico è esposto al sole, per cederla alla rete nelle ore di picco».