Fino alla prima metà del Novecento, in Italia la comicità a teatro (ma anche nel cinema) è stata appannaggio pressoché esclusivo degli uomini. Alle donne era riservato il registro serio, dal drammatico al sentimentale, con al massimo sfumature di leggerezza e umorismo. Anche nei generi cosiddetti “bassi”, dal varietà alla rivista, le cose non cambiavano troppo. Da un lato c’era l’attore comico, dall’altro la soubrette, che giocava sul suo fascino sensuale, cantava, ballava e duettava con il comico. Pensiamo a Totò, il principe della risata, e alle tante partners avute al suo fianco, da Wanda Osiris a Silvana Pampanini.

Negli anni Quaranta-Cinquanta Totò lavorò anche con Anna Magnani. Con lei diceva di trovarsi in difficoltà, perché non si accontentava di fargli da spalla ma rivaleggiava con lui nell’improvvisare. Un po’ come Peppino De Filippo, ma lui era un maschio.

In effetti con Anna Magnani succede qualcosa nel teatro e nel cinema italiani. Non la possiamo definire comica, e tuttavia Nannarella porta in scena un’energia, una verve, una voglia di rompere gli argini davvero incontenibili. Insomma, Magnani apre la strada e dietro di lei finalmente le donne cominciano a trovare il modo di fuoriuscire dai limiti imposti loro, fino a quel momento, dalla cultura patriarcale e a riappropriarsi della possibilità di ridere e di far ridere.