HomeFirenzeCronacaCaccia all’oblio tra Futa e Appennino. Il Labirinto di Gemmi arriva in salaPresentato in anteprima al Cinema La Compagnia. "Protagonista il cimitero come limbo di coscienza e amore" .Il cimitero dei tedeschi costruito nel 1969 dall’architetto Dieter Oesterlen, oggi custode di oltre 32mila salme di soldatiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguicidi Giulio Aronica FIRENZE Memoria e oblio, tempo e morte. Nei giardini di pietra che parlano il linguaggio muto del silenzio, la coscienza dei vivi interroga le anime cadute, i fantasmi dimenticati della Storia: siamo sull’Appennino tosco-emiliano, presso il Passo della Futa, nel comune di Firenzuola, dove nel 1969 l’architetto Dieter Oesterlen e e il paesaggista Walter Rossow inaugurarono il Sacrario del Cimitero, custode di oltre 32mila salme di soldati tedeschi morti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Una spirale muraria in pietra, sobria e monumentale, scende lungo il pendio, accogliendo semplici lapidi in pietra disposte in gruppi ordinati: qui, il regista Alberto Gemmi individua uno spazio raccolto di indagine storica e riconciliazione simbolica.

’Il Labirinto’ - prodotto da Gianluca De Angelis per Tekla Films e realizzato con il contributo di Toscana Film Commission e Regione Toscana nell’ambito dei fondi POR FESR - è una domanda collettiva di senso, la ricerca di identità e radici comuni che attraversa le fenditure politiche e culturali, di ieri e oggi: presentato in anteprima al Cinema La Compagnia - arriverà in sala ad ottobre - dopo la partecipazione al Biografilm e al Festival dei Popoli, il documentario alterna riprese sul campo e immagini di repertorio provenienti da diversi archivi, come Cineteca di Bologna, Nara, Cinecittà Luce e Akademie Der KÜnste; sul posto, anche la compagnia teatrale Archivio Zeta, che da oltre vent’anni va in scena recitando tra le tombe ’La montagna incantata’ di Thomas Mann.