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entre leggete questo articolo, è probabile che siate convinti di essere nella realtà: nulla di troppo strano sta accadendo, sapete dove vi trovate, da quanto tempo e perché. Conviene sempre dare una controllata. Se ora che vi siete soffermati a pensarci, la vostra risposta è affermativa, possiamo continuare. Il concetto di realtà è istintivamente appreso su basi puramente quantitative e statistiche, è lo stato di coscienza in cui più comunemente siamo immersi e che maggiormente occupa la nostra vita cosciente.

Possiamo definire quindi la vostra (e la mia) situazione psicofisica attuale come uno stato di coscienza in cui il cervello, recependo input sensoriali dall’esterno, li processa e li amalgama in un flusso stabile e coerente. Se voglio muovermi da un punto A a un punto B, allora il mio percorso nello spazio sarà continuo e coerente. Se ho sete e voglio prendere il bicchiere d’acqua che vedo sulla mia scrivania, questo pensiero si realizzerà in un’azione prevedibile. Se vado in cucina per scambiare quattro chiacchiere con Anna, mi aspetto che lei capisca e mi risponda, come è successo anche ieri. Insomma, il cervello si comporta come un dispositivo proiettivo (generando una realtà coerente in cui agire, a partire dalle percezioni sensoriali) e predittivo (valutando la probabilità che le nostre azioni abbiano una conseguenza prevedibile nella realtà).