di
Danilo di Diodoro
Dalla teoria di Freud, all’analisi con l’AI: uno studio italiano ha esplorato come sognare aiuti il cervello a integrare esperienze, elaborare emozioni e forse persino a proteggere il sonno. Trasformando la realtà in scenari immersivi
Un terzo della vita se ne va dormendo, quando il cervello è apparentemente a riposo. Ma i neuroni sono attivi tanto nel sonno quanto nella veglia.Quando si dorme la mente è all’opera, anche se con modalità diverse da quelle della veglia e svolge attività importanti per l’equilibrio psicofisico. Parte fondamentale dell’esperienza del sonno sono i sogni, bizzarre produzioni mentali che continuano a essere studiate da psicologi, psicoanalisti e neuroscienziati, con finalità e tecniche diverse.Un gruppo di ricercatori dell’Imt School for Advanced Studies Lucca ha realizzato uno studio per esplorare analiticamente il contenuto dei sogni e lo ha pubblicato sulla rivista Communications Psychology, primo firmatario Valentina Elce della MoMiLab Research Unit.
Lo studioLo studio è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Camerino e l’Università La Sapienza di Roma, e ha analizzato oltre 3.700 resoconti di sogni ed esperienze quotidiane, riferiti da 287 volontari adulti sottoposti anche a diversi test cognitivi e di personalità. L’analisi dei resoconti si è avvalsa di tecniche di intelligenza artificiale che hanno consentito di scandagliare la struttura semantica dei sogni. È emerso che esiste una relazione ben riconoscibile tra gli eventi della vita da svegli e il contenuto dei sogni, ma sempre attraverso il filtro di una rielaborazione complessa. Elementi della routine quotidiana, luoghi, persone, situazioni, sono riorganizzati nei sogni in scenari vividi e immersivi e vengono rimescolati creando contesti diversi e sorprendenti. Un processo di rimaneggiamento della realtà che attribuisce ai sogni quello specifico carattere di familiarità e al contempo di surreale stranezza.






