Il 18 giugno si celebra uno dei piatti più amati a livello mondiale, il sushi. La Giornata Mondiale del Sushi è infatti l’occasione per tirare le somme su uno degli alimenti prelibati che più di tutti stanno vivendo un periodo d’oro in questi anni. Che sia il sushi classico, il sashimi, un nigiri o qualsiasi altra tipologia, gli italiani lo amano. E non solo. Ma quanto se ne può mangiare? E, soprattutto, ha dei “contro”?
Giornata Mondiale del Sushi, una passione italiana. E non solo
I dati di Just East parlano chiaro. In Italia il sushi piace. Nel solo 2025 nel nostro paese sono stati consumati 714 mila chili di sushi con un’incidenza dell’8,71% sul totale degli ordini fatti sulla piattaforma di delivery. Un dato che pone l’Italia al terzo posto, dopo Germania e Paesi Bassi, per consumo di sushi con Roma, Genova e Milano in testa. Se poi si osservano i dati a livello mondiale, i numeri fanno ancora più impressione. Secondo Business Reasearch Insights le previsioni prevedono che nel 2026 il mercato globale del sushi toccherà quasi i 7 miliardi di dollari, 6,82 miliardi per la precisione, e che raggiungerà i 13,54 miliardi entro il 2035.
Tutto bene quindi? Dipende. Perché questo successo ha anche il rovescio della medaglia. La scorsa estate il Giappone ha vissuto la cosiddetta crisi del riso. Nel paese nipponico infatti si stavano esaurendo le scorte del celebre cereale. Il motivo? Non solo fattori climatici, come un aumento di caldo estremo e siccità, e politiche agrarie sbagliate per anni. Soprattutto il boom turistico, il Giappone come l’Italia soffre di overtourism, ha portato a un consumo eccessivo di sushi da parte dei turisti e a un esaurimento delle scorte statali di riso.








