Una protesta dei medici per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi del servizio sanitario nazionale. Tra i nodi, le liste d’attesa e l’uso massiccio dei gettonisti. Sopra, l’intervento di Letizia Moratti pubblicato dal nostro giornaledi Guido Bertolaso*
Ho letto con interesse l’intervento di Letizia Moratti (pubblicato il 16 giugno sul Quotidiano nazionale, ndr), di cui condivido la premessa: la medicina territoriale va riformata e va fatto insieme ai professionisti. Credo però che sia necessario ricordare che molto di ciò che viene indicato come obiettivo per il futuro è già previsto dalle norme in vigore da oltre dieci anni.
Se oggi le Case di Comunità non sono ancora pienamente popolate dai medici, non è perché manchino le leggi. È perché l’attuazione di quelle norme è proceduta troppo lentamente. La legge Balduzzi del 2012 aveva già disegnato un modello fondato sul lavoro in équipe, sull’integrazione tra professionisti, sulla presa in carico dei pazienti e su una presenza organizzata sul territorio e aveva previsto anche il superamento della distinzione, per i medici di medicina generale, tra medici a ciclo di scelta e medici a rapporto orario, introducendo il “Ruolo unico dell’Assistenza Primaria”.







