Dal 30 al 60% di neve in meno sulle montagne lombarde. Significa che altri dei 203 ghiacciai ancora superstiti probabilmente quest’estate moriranno di sete e caldo, aggiungendosi ai 124 che già si sono estinti dal 1991. Ma significa anche meno riserve idriche per bere, irrigare, alimentare le centrali elettriche, spegnere gli incendi, mantenere il livello di laghi e fiumi. Nell’ultima stagione invernale e primaverile l’innevamento è crollato mediamente del 39% rispetto ai valori registrati nei dieci anni precedenti. Sul ghiacciaio del Lipo sulle Orobie sono stati registrati accumuli di 3 metri e mezzo di neve rispetto ai 4 o 5 soliti, sull’Adamello a tremila metri di quota di nemmeno due metri, sul ghiacciaio di Vazzeda in Valmalenco di 2 metri e mezzo al posto di 4. A certificare l’arsura di cui soffre la Lombardia sono gli esperti del Centro regionale neve e valanghe di Arpa Lombardia con sede a Bormio al termine della campagna di misura del cosiddetto Swe, Snow water equivalent, cioè equivalente in acqua del manto nevoso. "Tutta la stagione nivologica - spiega Tommaso Porro, nivologo proprio del Centro regionale neve e valanghe di Arpa Lombardia - è stata caratterizzata da uno scarso innevamento, a tutte le quote. L’analisi dei dati raccolti conferma che i quantitativi di acqua immagazzinata nel manto nevoso sono complessivamente risultati inferiori alla media storica". Ci sono state poche nevicate abbondanti a metà novembre, fine gennaio, metà febbraio e marzo, intervallati da prolungati periodi con precipitazioni scarse o assenti. Le temperature primaverili superiori alla media hanno inoltre favorito una precoce fusione del manto nevoso a tutte le quote. Paradossalmente di contro le temperature invece particolarmente rigide tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio hanno peggiorato ulteriormente la situazione, provocando la formazione di cristalli di grandi dimensioni scarsamente coesi, che hanno influenzato la densità media della neve e conseguentemente la quantità di acqua immagazzinata. Attualmente mancano così all’appello oltre 600mila metri cubi di acqua, cioè 600 milioni di litri rispetto alle riserve medie degli ultimi vent’anni. I dati sono stati elaborati sia dalle misure ricavate dalle stazioni meteorologiche, sia dai rilievi manuali effettuati alle quote più elevate tra i 2.877 metri sulla Vedretta di Savoretta e i 3.645 del Ghiacciaio di Fellaria Orientale con 55 carotaggi e decine di misure dell’altezza del manto nevoso.
Ghiacciai in agonia. Il 39% di neve in meno nell’ultimo inverno
Il confronto con i valori registrati da Arpa Lombardia nei dieci anni precedenti. Sul Vazzeda in Valmalenco due metri di spessore in meno .






