Da oltre quarant’anni il regime iraniano cerca di controllare non solo la politica, ma anche la cultura, l’informazione e l’immaginario collettivo. Eppure proprio dall’Iran sono emersi alcuni dei registi più apprezzati del mondo, capaci di raccontare la società iraniana, le sue contraddizioni e le sue ferite senza rinunciare alla libertà artistica. È dentro questa apparente contraddizione che si inserisce “Cinema iraniano: l’arte del dissenso”, la rassegna organizzata dall’Associazione Maanà in collaborazione con Cineteca Milano, in programma dal 24 giugno al 7 luglio al cinema Arlecchino.
Sei film accompagneranno il pubblico in un viaggio attraverso l’Iran contemporaneo, raccontando storie di repressione, memoria, diritti civili, libertà religiosa e resistenza. Un percorso che arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese, reduce da mesi di tensioni interne e internazionali e da una nuova ondata di repressione del dissenso.
La rassegna nasce dall’idea che il cinema possa diventare uno strumento per comprendere una realtà spesso raccontata soltanto attraverso la lente della geopolitica. «Ogni film è una testimonianza viva di coraggio, resistenza e dignità di fronte a un sistema autoritario e repressivo», spiega a Linkiesta l’attivista Rayhane Tabrizi, voce degli iraniani della diaspora in Italia. «Raccontare queste storie significa scegliere di non distogliere lo sguardo».






